Ricordo di Mario Signore Stampa
Necrologi e Ricordi
Lunedì 20 Aprile 2015 16:13

In questi giorni casualmente, mettendo ordine nelle mie carte, ho rintracciato un foglio scarabocchiato con disegni, versi, firme ecc.: si tratta del documento di una cerimonia goliardica, che ora per fortuna è una prassi cancellata, mi riferisco alla “matricola” cioè una consuetudine a favore degli universitari anziani che, per lasciare tranquille le matricole, chiedevano, con la loro autorità accademica, di essere portati al bar per consumare, a spese del malcapitato neo-iscritto, quello che sul momento attirava il loro desiderio. Alla fine del rito rilasciavano un foglio con uno scritto in latino maccheronico e zoppo: In nomine Bacchi, Tabacchi, Venerisque bonae… ecc. Su quel foglio ognuno dei beneficiari metteva la firma e disegnava qualche scarabocchio. Su quel mio presunto “papiro” (era un modesto foglio protocollo) che risale all’ottobre del 1960, ho trovato una firma in rosso: Mario Signore, con due palline crociate che stavano ad indicare che il firmatario era al secondo anno di università. Perché questo excursus? Perché Mario firmò quel documento per amicizia, senza consumare e senza chiedere alcunché, come facevano gli altri colleghi. Lo faceva solo per dare una mano a me, povera matricola.

Da allora il mio rapporto con Mario è stato uno dei rapporti più solidi, costruttivi e permanenti della mia esperienza universitaria. C’è qualcosa di più: quando io divenni docente di filosofia nel Licei e fui mandato a Galatina nell’anno scolastico 1968-1969 e per l’anno scolastico successivo fui trasferito al Palmieri di Lecce, Mario mi sostituì al Liceo galatinese. Ma, dopo pochi mesi, lasciammo entrambi l’insegnamento al liceo perché io divenni assistente universitario di ruolo di Storia della Filosofia e Mario di Filosofia (teoretica) nella Facoltà di Magistero. Da allora la nostra amicizia è sempre cresciuta non solo perché la famiglia di Mario e Anna si trasferì a Lecce, ma perché per ognuno di noi un successo accademico o culturale dell’altro, come è nella natura dei docenti universitari, creava una certa spinta alla competizione scientifica, accompagnata dalla volontà di equipararsi all’amico-collega. Così Mario è stato per due mandati triennali prorettore e io, per ugual tempo, preside di Facoltà. Mario aveva lasciato l’ex-Magistero (Facoltà che era stata rinominata Scienze della Formazione) e si era trasferito alla Facoltà di Economia dove coniugò, da un punto di vista scientifico, economia e valori etici. I suoi collegamenti culturali e di ricerca con colleghi delle università italiane e straniere sono stati importanti per la sua scuola scientifica e anche per l’Ateneo salentino.

Nel frattempo egli contribuiva in forma strutturale, come alcuni di noi, alle attività della Chiesa cattolica. Lo fece anche riunendo intorno a sé un gruppo notevole, per qualità e quantità, di giovani e non giovani. Questo anche essendo inseriti ambedue nella Fondazione dedicata a don Tonino Bello. Quando tutto sembrava tranquillo, un male improvviso lo ha sottratto alla famiglia, agli amici, alla ricerca scientifica, alla cultura e all’apostolato cattolico. In meno di un mese, il buio. Ma sono convinto che quel buio che in questi giorni, nei quali il dolore può essere solo mascherato ma non annullato, ridarà spazio, grazie al nostro ricordo intimo dell’amico, alla sua presenza morale tramite tante persone che, negli anni, sono state a lui vicine e che riprenderanno a impegnarsi come Mario, apparentemente lontano, vorrebbe da ognuno di noi. In fine dei conti penso che si sia realizzato per lui un auspicio che Ungaretti declinò per sé: “Che la morte mi colga vivo”. Ognuno di noi, a cominciare dalla sua famiglia, lo sentirà vicino e quel ricordo non si logorerà. Si possono logorare le immaginette, ma non una storia umana che ci attraversa.