SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 105 - (31 ottobre 2013) Stampa
Universitaria
Giovedì 31 Ottobre 2013 17:59

Verso la desertificazione universitaria

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 31 ottobre 2013]

 

Il 21 gennaio 2011, a seguito dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto sulle nuove norme per il reclutamento in Università (le abilitazioni scientifiche nazionali), il Ministro Gelmini diramava – sul sito del MIUR - questo comunicato: “Il regolamento pone fine ai concorsi truccati e introduce l’abilitazione nazionale secondo criteri meritocratici e di trasparenza, i principi cardine del ddl Gelmini che vuole così colpire baronie, privilegi e sprechi”. A oltre due anni da quell’annuncio, non solo le Università non hanno potuto assumere, ma hanno subìto ulteriori decurtazioni di fondi e, per il Mezzogiorno, una recente inspiegabile penalizzazione per quanto attiene alla possibilità di rinnovare il corpo docente, penalizzazione attuata mediante una significativa redistribuzione dei c.d. punti organico a vantaggio delle sedi settentrionali. Il risultato è che le Università italiane – e, ancor più, meridionali - sono sempre più popolate da studiosi di età avanzata, demotivati, sui quali gravano norme vessatorie e talvolta del tutto incomprensibili, sempre meno produttivi sia per ragioni anagrafiche, sia per l’indisponibilità di fondi per fare ricerca. E’ lapalissiano il fatto che la ricerca scientifica richiede investimenti, in tutti i settori disciplinari: fondi per partecipare a convegni (possibilmente non attingendo al proprio stipendio, peraltro molto più basso della media europea e con scatti di anzianità bloccati), acquisto di libri e riviste, laboratori.

E’ davvero difficile capire quali “criteri meritocratici” siano alla base delle politiche formative degli ultimi anni e soprattutto per quali motivi si è voluto e potuto decretare il de profundis del sistema universitario italiano (e meridionale in particolare), partendo, peraltro, da posizioni di tutto rispetto nel panorama internazionale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che la c.d. riforma Gelmini si è resa politicamente fattibile per lo scambio riduzione dei fondi - più ampi poteri attribuiti ai Rettori e che, dunque, sono questi ultimi a ritenere desiderabile lo status quo. Si tratta di una congettura probabilmente verosimile in alcuni casi, ma opinabile se si considera che disporre di un elevato potere formale con pochi fondi (peraltro in costante riduzione) significa, di fatto, disporre, sul piano sostanziale, di poco potere. In secondo luogo, è stato sostenuto che la “cura dimagrante” imposta alle Università italiane sia imputabile all’eccesso di offerta di forza-lavoro qualificata, in una struttura produttiva composta, salvo rare eccezioni, da imprese di piccole dimensioni, poco innovative, che esprimono una domanda di lavoro rivolta prevalentemente a individui con più basso livello di scolarizzazione. In più, una campagna mediatica molto efficace ha diffuso la convinzione che l’Università sia unicamente un luogo nel quale si sprecano risorse e si esercitano baronaggio e nepotismo. La ricerca scientifica è stata concepita come un puro costo, insostenibile in un contesto di “risanamento” delle finanze pubbliche, con l’esito inevitabile di una continua decurtazione di fondi nel corso dell’ultimo quinquennio. La retorica della “casta dei professori universitari” combinata con la riduzione dei redditi delle famiglie e l’aumento delle tasse universitarie, ha prodotto l’ulteriore effetto di ridurre in modo significativo le immatricolazioni alle Università.

In questo scenario, sono oggettivamente le Università meridionali a essere maggiormente penalizzate, per due ragioni.

1) Per far fronte al problema del calo delle immatricolazioni, è stato proposto di favorire l’accesso all’Università a giovani meritevoli provenienti da famiglie con basso reddito attraverso prestiti bancari da restituire al termine del ciclo di studi, con tassi di interesse crescenti al crescere degli anni “fuori corso”. E’ interessante osservare che questo sistema è già in atto, almeno per alcune banche – Unicredit, in primis - e per alcuni Atenei: Bocconi, Luiss, Bologna, fra quelli italiani. Nessun Ateneo meridionale viene considerato “affidabile”, ovvero in grado di offrire sbocchi occupazionali ai propri laureati - ai fini dell’erogazione di mutui agli studenti. Non è dato riscontrare dati ufficiali sul numero di studenti che hanno acceso mutui per finanziare gli studi. Ma, indipendentemente da questo, e probabilmente come effetto non previsto, il combinato della “riforma Gelmini” e della decurtazione di fondi può segnare il passaggio dalla “bolla formativa” dei primi anni Duemila a una nuova “bolla finanziaria”, sul modello anglosassone. Va aggiunto che – in una logica “di mercato” – le banche hanno convenienza a concedere finanziamenti a studenti che si iscrivono in sedi universitarie che, tradizionalmente, danno maggiori sbocchi occupazionali, minimizzando, così, il rischio di insolvenza da parte degli studenti indebitati. E poiché queste sedi sono collocate nelle aree più sviluppate del Paese, la svolta epocale del Ministro Gelmini può facilmente tradursi nell’accentuazione del fenomeno – già in atto – di un’Università a doppia velocità, in uno scenario nel quale gli studenti “capaci e meritevoli” tenderanno sempre più a disertare le sedi meridionali, rendendole ulteriormente sottofinanziate e, dunque, con minori possibilità di reclutamento.

2) Le recenti disposizioni del Ministro Carrozza in merito alla redistribuzione dei punti organico (e, dunque, della possibilità di reclutare) sono basate su tecnicismi assai discutibili. Ma, in ogni caso, e anche a prescindere dai criteri utilizzati dal Ministero per ripartire le risorse fra sedi del Sud e sedi del Nord del Paese, occorre porre una domanda puramente politica, alla quale il Ministro Carrozza non può non rispondere per rispetto nei confronti delle famiglie meridionali e di chi lavora in Università meridionali, ovvero: è davvero intenzione di questo Governo sancire la “desertificazione universitaria” di un’intera area del Paese?