Una morte dimenticata e la fine del Sessantotto Stampa
Storia e Cultura Moderna
Mercoledì 12 Ottobre 2011 10:33

[A proposito della morte di un galatinese: Domenico Congedo]

 

[In “Dimensioni e problemi della ricerca storica”, 1, 2007, Rivista di proprietà della Sapienza, Università degli studi di Roma, Dipartimento di Storia, Culture, Religioni (pubblicata con il contributo dell’Ateneo): http://dprs.uniroma1.it/?q=node/682]

 

Il Sessantotto è un oggetto di studio sfuggente, tanto che se ne possono dare periodizzazioni diverse.

Una periodizzazione lunga, che rimette in gioco quella “rivoluzione culturale”, come l’ha definita Marwick, che tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta ha costruito un ruolo inedito per le giovani generazioni, ha trasformato le relazioni familiari, ha dato vita a nuovi modelli di comportamento sessuale, ha introdotto nuove convenzioni, nuove regole e nuovi riti della protesta.

E un’altra, su cui vorrei riflettere con quest’articolo, che punta invece sulla nascita e il perdersi in un arco di tempo breve di quella che a distanza di anni è emersa, tra memoria e storiografia, come una componente centrale di quel tempo, e cioè la “comunità del ‘68”.

 

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