La voce dell’Eterno in due romanzi di Maria Francesca Mariano Stampa
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Sabato 10 Marzo 2012 12:45

Per lo scorso Natale Maria Francesca Mariano ha regalato ai lettori due storie racchiuse in un solo libro dal titolo Ha visto e non ha taciuto, esordendo così per Liux Edizioni di Roma (novembre 2011). Si tratta di due racconti lunghi, che non sbaglieremmo a definire romanzi, il primo dal titolo Andromeda (pp. 5-213), il secondo Flora (pp. 215-374), titoli corrispondenti ai nomi delle due protagoniste femminili.  La storia di Andromeda è narrata in terza persona, quella di Flora, invece, è narrata dalla stessa protagonista, Flora, in prima persona.

In realtà, sebbene la scrittrice abbia voluto nascondersi dietro i personaggi, nel passaggio da un racconto all’altro sembra di sentire la medesima voce, e non può che essere la voce della scrittrice, che la finzione narrativa non riesce del tutto a eclissare. Parlando congiuntamente delle due eroine farò l’operazione inversa rispetto a quella tentata da Maria Francesca Mariano, cercherò di rivelare quanto la finzione tenta di dire nel nascondiglio dell’opera, della trama e dei personaggi, ovvero il mondo della scrittrice.

Andromeda e Flora sono due giovani donne pienamente affermate in campo professionale: la prima, discendente da una nobile famiglia, è un primario cardiochirurgo di fama internazionale, la seconda è un’imprenditrice e presiede l’industria di famiglia leader nel campo degli arredamenti di interni; entrambe si muovono tra ville al mare e in campagna, tra palazzi antichi e appartamenti di città con tanto di servitù, realizzate nel lavoro quanto insoddisfatte del loro rapporto col mondo. Il mondo, infatti, non è tenero con loro e le due donne devono far fronte all’invidia dei colleghi medici (Andromeda) o dell’amica Sara (Flora). Il primario e l’imprenditrice sono due donne bellissime e desiderose di amore, se l’amore, quello puro e scevro da compromessi con le cose terrene, fosse facilmente realizzabile in questo mondo.

Andromeda ama, riamata, Ivan Vodek, un ex ufficiale dell’esercito bosniaco, reduce della guerra nella ex Iugoslavia, salvo scoprire ch’egli è un uomo sposato con figli, il che determina la rottura temporanea dei rapporti con l’uomo. L’amore di Flora, invece, si esprime in due modi diversi, come profonda tenerezza nei confronti di una trovatella cucciola di cane di nome Fuffi, che sembra essere il suo angelo custode, e come amore della verità e della giustizia, che la porterà a denunciare un uomo per aver tentato di estorcerle del denaro per conto di una organizzazione mafiosa.

 

In entrambe le storie, raccontate con un linguaggio sempre chiaro e scorrevole, sia pure dopo tormentati percorsi narrativi, il lieto fine conclude la vicenda e il lettore può tirare un respiro di sollievo: Andromeda sarà raggiunta dal suo amato Ivan, Flora riuscirà a far condannare l’estorsore e a riavere la sua vita “insieme alla piccola Fuffi” (p. 374).

Ha visto e non ha taciuto: il titolo del volume manca del soggetto, che però si può ricavare dall’ultima pagina del libro. Il soggetto è Dio, il vero protagonista dell’opera, un deus absconditus, che in realtà si rivela in ogni pagina dei due romanzi, sempre invocato da Andromeda e da Flora come il termine ultimo del loro cammino e della loro ricerca interiore.

I luoghi di questa ricerca sono emblematici: in Andromeda si tratta di un paesino senza nome sperduto tra i monti e i boschi della Bosnia Erzegovina del Nord, dove alla madre dell’amato Ivan, Almidina, appare la Madonna, a tal punto che il paesino diviene meta di numerosi gruppi di pellegrini; in Flora, la scena dell’ultima parte del romanzo è collocata a Gerusalemme, la città del Santo Sepolcro, il luogo sacro per eccellenza, in cui la protagonista troverà il suo Dio. Si tratta di luoghi in cui si manifesta il divino, dove è possibile trovare la persona degna d’amore (Andromeda) o far riposare in Dio la propria coscienza (Flora); in contrapposizione a questi, ci sono i luoghi che si riferiscono a non meglio identificate città italiane, dove le protagoniste delle due storie vivono nell’agio, se non nel lusso, ma al prezzo di una grave crisi di coscienza. E’ necessario andare altrove per trovare Dio, sembra voler suggerire la scrittrice a noi tutti che viviamo dove il sacro non è di casa, facili prede di forze oscure, le forze del male. Ed infatti la ricerca delle due protagoniste è ostacolata da queste forze, che si manifestano attraverso pratiche esoteriche di cartomanti, zingare lettrici di fondi di caffè, donne africane esperte nelle pratiche divinatorie e profetiche, interpreti di conchiglie, ecc. La grande tentazione di Andromeda e Flora, nei due romanzi, consiste proprio in questo mondo demoniaco, che vorrebbe distrarle dalla retta via dell’amore di Dio, senza peraltro riuscirvi.

Entrambi i racconti, dunque, seguono la logica dell’eterna lotta del Bene contro il Male, che si invera nelle vicende degli uomini attraverso i contrasti, le passioni, le cattiverie, i tumulti della psiche descritti con grande acume psicologico. Alla fine, come dicevo, il bene prevale e i romanzi possono concludersi con il lieto fine.

Questo è il mondo di Maria Francesca Mariano, che le sue eroine mettono in scena per il lettore dell’inizio del Terzo Millennio; un mondo nel quale il credente potrà riconoscersi, a cui potrà anche aspirare, poiché, se esso non assicura a tutti il successo, almeno lo addita come meta da raggiungere, con l’aiuto di Dio; un mondo che, viceversa, il laico guarderà con qualche scetticismo, forse con incredulità, ma certamente con quel rispetto che si deve a chi sente e rappresenta l’insopprimibile umana tensione verso l’Eterno.