Un dono per lo storico: studi di Bruno Pellegrino Stampa
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Venerdì 30 Marzo 2012 12:43

Riproposti dall’Editore Congedo due saggi di Bruno Pellegrino sui rapporti tra Chiesa del Sud e Stato unitario.

 

[in "Paese Nuovo" di venerdì 30 marzo 2012, p. 23]

 

Leggo il libro dello storico dell’Università del Salento Bruno Pellegrino, Leali o ribelli. La Chiesa del Sud e l’Unità d’Italia, Galatina, Congedo Editore, 2011, pp. 492, dopo il 17 marzo 2012,  quando al Quirinale è già stato pronunciato l’ultimo discorso, benedetto dalla Chiesa cattolica, celebrativo del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, - l’identità nazionale italiana è radicata nella tradizione cattolica, ha detto papa Ratzinger -; e penso a quanta acqua è passata sotto i ponti del Tevere dai lontani giorni del 1861, quando l’Unità d’Italia fu vista dalla Chiesa come la fine del proprio potere temporale, una rivoluzione catastrofica per gli assetti sociali e religiosi della Penisola.

Il libro in questione è il numero 100 della collana di Saggi e ricerche diretta dallo stesso Pellegrino per il Dipartimento di Studi Storici dal medioevo all’Età contemporanea dell’Ateneo lupiense e si può considerare come un dono del medesimo dipartimento allo storico, che ne ha diretto le attività per molti anni, per il suo sessantacinquesimo compleanno. Prova ne sia la Tabula gratulatoria posta all’inizio del volume, nella quale ricorrono numerosi  i nomi di studiosi e colleghi del festeggiato; e il saggio finale firmato da Francesco Gaudioso e Francesco Mineccia, Nota sull’autore. Profilo accademico di Bruno Pellegrino (pp. 477-492), nel quale i due colleghi tracciano un ritratto dell’autore attraverso la disamina di tutta la sua vita di studioso e di organizzatore di cultura. Quale miglior dono per uno storico che vedersi ristampare in un solo volume due suoi vecchi libri, non più in commercio, riguardanti i primi giorni dell’Unità d’Italia, e per giunta nel centocinquantesimo anniversario dalla nascita del nostro Stato?

I due libri sono: Chiesa e rivoluzione unitaria nel Mezzogiorno del 1979 e Michele Caputi dal legittimismo borbonico al liberalismo unitario del 1984; due studi del giovane Pellegrino (doveva avere rispettivamente 33 e 38 anni quando li pubblicò), che si cimenta con un argomento, la Chiesa del Sud nel nuovo Stato unitario, rimasto poi sempre uno dei suoi principali centri d’interesse. Bene hanno fatto Gaudioso e Mineccia, cui si deve di fatto la responsabilità del volume, a ripubblicare insieme i due libri, dalla cui lettura unitaria si deduce un quadro preciso dei rapporti tra le gerarchie ecclesiastiche e le autorità del nuovo stato unitario. Il contrasto fu fortissimo: i vescovi, filoborbonici, sequestrate le mense dalle nuove autorità, abbandonarono le loro sedi – a volte cacciati a furor di popolo dai palazzi -, in ossequio alle direttive di Pio IX, non riconoscendo il potere piemontese. Fa specie la compattezza del fronte antiunitario, incapace di adeguarsi al nuovo corso della politica nazionale: “il vescovo, scrive Pellegrino, rappresenta a ragione o a torto, potenzialmente o di fatto, l’avversario quasi istituzionale della rivoluzione nazionale”  (pp. 48-49); una compattezza incrinata appena, ma comunque in modo significativo, dalla lungimiranza di un vescovo neretino, Michele Caputi, che, contro tutto e contro tutti, divenne “una specie di cerimoniere ufficiale del nuovo regime” (p. 272). Caso eccezionale, se si considera che “fu fra gli ottantanove vescovi presenti nell’ex-regno delle Due Sicilie quasi l’unico ad esporsi chiaramente ed impegnativamente in favore della causa nazionale” (p. 145).

Gli anni che Pellegrino prende in esame – sempre facendo ricorso alla ricerca d’archivio, i cui risultati sono riportati ampiamente in Appendice (pp. 297-463) – sono all’incirca quelli tra il 1860 e il 1862.  Il 6 settembre 1862 muore mons. Caputi, sottraendosi così alla sicura condanna del Vaticano, e con questa morte ha termine anche la narrazione dello storico.

Il volume, in definitiva, contiene un episodio dell’eterno contrasto tra Chiesa e Stato, nel caso specifico reso più duro dal cambiamento rivoluzionario unitario, che nell’immediato la Chiesa non seppe accettare, cui non seppe subito adeguarsi. Ma il tempo cambia tante cose e gioca sempre a favore dello spirito millenario della Chiesa. Si pensi alla tutela spirituale, e non solo, cui oggi è sottoposto il nostro Stato da parte della Chiesa di Roma, il cui partito trasversale è in grado di influenzare la legislazione italiana negli ambiti più vari. Davvero molta acqua è passata sotto i ponti da quando i vescovi fuggirono dalle loro sedi, sicché, a ben vedere, la storia d’Italia postunitaria, fino ai nostri giorni, può essere letta, rispetto a quegli eventi, come una lenta, incessante, inesorabile reconquista, da parte della Chiesa, di un potere temporale che la rivoluzione risorgimentale aveva temporaneamente interrotto.

Si segnalano, in conclusione, i due indici dei nomi e dei luoghi, che rendono facilmente consultabile il volume.