Polidori Stampa
I mille racconti
Giovedì 13 Settembre 2012 07:27

[Tratto da Di tanto tempo-Questi sono i giorni, Pensa Editore 2010]

 

Aveva scritto molto, ma niente ebbe la stessa fortuna del suo vampiro. Una vita a fare il lacchè a Lord Byron, come suo padre, prima di lui, aveva fatto per Alfieri. E quanto più lo odiava più scriveva, e più scriveva e più lo odiava (ma l’odio, si sa, è l’altra faccia dell’amore, un amore inconfessato e inappagato, il suo calice amaro da mandar giù ogni sera prima di andare a letto, quando i raggi della luna erano come spilli che lo torturavano e non lo facevano dormire). E per vendicarsi delle continue angherie e dell’umiliazione, diede al vampiro il portamento e le fattezze del suo signore. Il successo fu immediato e la fortuna grande, ma ancora una volta la gloria non toccò a lui, perché quel romanzo così perfetto venne scambiato per un’opera byroniana;  e la tracotanza del Barone aumentava… Che voglia di somministrargli un qualche veleno letale nella medicina che ogni sera gli dava, quando erano soli, al chiuso di una stanza, dove nessuno li poteva vedere...

 

“Il sangue è vita”

 

Aveva scritto di medicina ed anche di un moderno Edipo, ma niente ebbe la stessa fortuna di quel vampiro, che lo avrebbe portato alla rovina. Del resto, si sa, l’ispirazione è un congegno  magico, e misteriose sono le strade che conducono al successo, non ci sono regole, la gloria è un treno che passa solo una volta nella vita, e se la fermata è quella sbagliata… Era difficile stare nell’ombra  e mandare gli altri avanti, aspettare quel momento che non arrivava mai. E di notte, incubi selvaggi lo tormentavano, e di giorno, la sua vita piena di guai. Era difficile per lui accettare quella vita, piena solo di debiti e di guai. E negli incubi vedeva il suo vampiro che, sghignazzante con la voce di Byron, si faceva beffe di lui. Poi, finalmente, arrivò quel momento tanto atteso e desiderato, che, nonostante tutto, lo colse impreparato. E alla prima a Londra del dramma di Nodier,  tratto dal suo romanzo (del quale, finalmente, gli era stata riconosciuta la paternità), fu salutato e omaggiato da tutti all’Opera quella sera. Ma, ad un tratto, tra il pubblico gli parve di scorgere un volto: era lui o non era lui?.. maledizione, certo che era lui, sembrava proprio lui, reale, più reale che mai, Lord Ruthven che lo fissava…  Confuso tra il pubblico, anche lui assisteva allo spettacolo. Fu preso da una strana agitazione che non si spiegava. Il vampiro era uscito dalle pagine del suo libro ed ora lo seguiva, o almeno così lui credeva,  anche sulla strada  che lo riportava a casa. Era troppo forte l’assillo, era troppo forte il dolore, e quella notte, ripensando alla sua creatura che dalla finestra lo tormentava, si diede la morte, bevendo un veleno di sua composizione, proprio quel veleno che, nelle sue intenzioni, era destinato a Byron.

“Il sangue è vita”

E mentre lentamente moriva, l’ultima cosa che gli sembrò di sentire, fu proprio il Barone che sghignazzava…

 

 

Liberamente ispirato alla vita di John William Polidori ( 1795- 1821) e alla sua opera The vampire.

 

Con: John William Polidori, Gaetano Polidori (1764 –1853),Vittorio Alfieri (1749-1803), Bram Stoker (1847-1912) , George Gordon Byron (1788-1824),  Lady Caroline Lamb (1785-1828), Charles Nodier (1780-1844)