I disastri del progresso sull’isola di Lilliput Stampa
I mille racconti
Mercoledì 03 Ottobre 2012 12:17

[Tratto da Di tanto tempo (Questi sono i giorni), Pensa Editore 2010]

 

Alla conquista del mondo, sono arrivati gli invasori. Sulla nostra bella isola e pacifica, sono sbarcati gli americani, e non c’è più pace per noi lillipuziani. I padroni del mondo ci hanno portato il progresso e vestiti nuovi, il sole di notte, hot dog e cerini, centri commerciali per i nostri sogni a colori, alberghi, strade e segnali. E una grande fabbrica, dove piccole mani costruiscono piccoli aggeggi elettronici per i bambini americani, e piccole tasche si accontentano di piccoli quattrini, e piccoli cuori cantano piccole canzoni.

Io lo sapevo che non saremmo rimasti soli così, dopo che il primo gigante ha messo piede qui. Quello, tornato a casa, è andato in televisione, per raccontare la sua avventura eccezionale; e chi per curiosità, chi per convinzione, chi perché non aveva altro da fare, insomma tutti gli hanno dato retta e, seguendo quella rotta, come per assecondare un recondito input, sono arrivati qui, a Lilliput.

E, dopo Mr. Gulliver, degli altri sono venuti, e poi degli altri ancora; ed ora la nostra verde isola non è più quella di prima. Invece della vita all’aria aperta, orari e turni da rispettare; ora la nostra isola è un grande affare.

Al posto della foresta, la grande fabbrica: invece del canto degli uccelli notturni, un sogno di plastica.

E giornalisti e fotografi, notte e dì, etnologi e cameraman hanno fatto base qui; ma la nostra vita non può andare avanti così.

Questi ritmi non fanno per noi  e non è questo progresso che speravamo, poi; non siamo mica più contenti, se sembriamo sorridenti, quando ai fotografi mostriamo tutti i denti.

“Gli americani, una brutta razza, davvero gente strana”, così diceva Elke Dettmer, intellettuale lillipuziana, “dobbiamo salvare la nostra cultura”, prima che sparisse un giorno in una brutta avventura e che di lei non si avesse più notizia alcuna.

Hanno parlato della nostra gente, per radio e sui giornali,  “per Lilliput voli charter a prezzi speciali”,

“saluti e baci da Lilliput a tutti voi”; ma questo  incredibile sviluppo ci schiaccerà, prima o poi; e che fine faremo tutti noi?

Prima eravamo poveri pescatori e ce ne stavamo per i fatti nostri, adesso siamo dei mostri.

Prima eravamo piccoli uomini, più liberi e più leggeri, adesso siamo business, affari; prima eravamo vita sana e selvaggia, non fenomeni da baraccone, adesso siamo folklore.

E una grande fabbrica, dove piccole mani costruiscono piccoli aggeggi elettronici  per i bambini americani, e piccole tasche si accontentano di piccoli quattrini, e piccoli cuori cantano piccole canzoni…

 

Liberamente ispirato a  I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1667-1754)

 

Con: Jonathan Swift, Elke Dettmer